Mostra di Saraceno a Palazzo Strozzi di Firenze

Mai come oggi Palazzo Strozzi è riuscito ad individuare un’ esposizione d’arte contemporanea più il linea con il periodo che stiamo vivendo, proponendo per la prima volta in Italia una mostra interamente dedicata a uno dei più grandi artisti contemporanei: Tomás Saraceno. 

Tomás Saraceno è un artista poliedrico che prende spunto per le sue opere da studi scientifici e artistici che spaziano dall’architettura, all’energie alternative, all’etologia passando per la psicologia, l’ingegneria dei materiali per arrivare agli studi sociologici. Da sempre Saraceno si è battuto per l’affermazione di sistemi economici meno aggressivi e più rispettosi dell’ambiente. La mostra infatti verte intorno al tema ambientale e sulla necessità impellente di dover ripensare il nostro atteggiamento verso tutte le forma di vita, anche quelle meno apprezzate come i ragni. Tomás Saraceno invita a cambiare punto di vista sulla realtà e ad entrare in connessione con elementi non umani come polvere, ragni o piante che diventano protagonisti delle sue installazioni e metafore del cosmo.

Prima di avventurarci verso la mostra possiamo già osservare una delle sue installazioni all’interno del cortile: Thermodynamic Constellation. L’opera rappresenta un passo verso un nuova mobilità libera dai combustibili fossili, che ci introdurrà verso una nuova era detta dall’artista Aerocene. In questa nuova realtà l’aria verrà maggiormente rispettata come un bene unico e collettivo, indispensabile per tutti non solo per l’uomo. Le sfere che compongono l’installazione sono prototipi di sculture aerosolari in grado di fluttuare intorno al mondo, libere da confini, libere da combustibili fossili.

Salendo le scale si raggiunge il primo piano, dove prende avvio la nostra visita. La mostra si compone di un totale di otto sale, che per chi è un assiduo frequentatore di Palazzo Strozzi risultano essere piuttosto esigue. La visita infatti dura solamente 1 ora.

La prima sala presenta l’opera Connectome, realizzata con geometrie simili a un habitat, che rammenta le utopistiche Cloud Cities di Saraceno. Le Cloud Cities sono il frutto dello studio dell’architettura utopica degli anni 60, l’opera ruota attorno alla ricerca incessante di soluzioni tecniche, visive e progettuali per la creazione di strutture sospese e fluttuanti in grado di rendere possibili modalità di vita a basso impatto ambientale ed alto potenziale di mobilità e interazione sociale.

La seconda sala a mio avviso presenta l’opera più suggestiva della mostra: la Sounding the Air, ovvero uno strumento eolico che viene “suonato” dal vento. Il suono è prodotto da cinque fili di seta di ragno che oscillano e risuonano nell’aria. Un video in diretta coglie i movimenti di quelle “corde” e li trasforma in frequenze e modelli sonici. Il suono è costante ma ogni volta cambia in base ai movimenti anche impercettibili dei visitatori, che così partecipano in maniera attiva alla realizzazione dell’opera. Sounding the Air trae ispirazione dal fenomeno del “ballooning” dei ragni, un comportamento tipico di alcune specie di aracnidi che usano la dispersione nell’aria per spostarsi da un luogo all’altro.

La terza sala è occupata dall’opera Webs of At‐tent(s)ion, che ci riporta di nuovo alla passione di Saraceno per i ragni. L’opera si compone di una miriade di ragnatele “ibride” poiché l’artista ha scelto di riunire insieme, in diverse teche, ragni che per ragioni geografiche non si potrebbero mai incontrare nella realtà. Per ottenere risultati ancora più suggestivi ogni giorno faceva roteare il sistema dove i ragni erano inseriti, in questo modo è riuscito a creare delle ragnatele dalle forme astratte e uniche.

Spostandoci alla quarta sala ci imbattiamo nell’opera How to entangle the universe in a spinder/web, sicuramente la più complessa a livello scientifico dell’intera mostra. L’opera trae ispirazione dalle osservazioni fatte da alcuni scienziati che dimostrerebbero come le complesse ragnatele tridimensionali somiglino alle simulazioni computerizzate della ragnatela cosmica. Basandosi suquesta analogia, Tomás Saraceno ha inventato un’originale tecnica di scannerizzazione in 3D, che digitalizza e ricostruisce le tele di ragno. I segnali visivi del laser, che vibrano, rivelano gli intrecci architettonici nascosti intessuti dal ragno, e conferiscono loro effetti propri in quanto a ogni movimento nanometrico del laser, ciò che lo spettatore vede si trasforma.

In ambito scientifico la particella denota un costituente microscopico della materia. Nel lavoro di Tomás Saraceno ricorre l’attenzione verso l’infintamente piccolo, ciò che è parzialmente precluso alla vista, ma che ha un impatto sulle nostre vite come le particelle presenti nell’aria. Nell’installazione Particular Matter(s) Jam Session, nella quinta sala,  l’artista crea un ambiente in cui più elementi (il pulviscolo presente nell’aria, una ragnatela, una fascio luminoso, una vibrazione sonora e una proiezione video) sono concatenati tra loro in un complesso rapporto di causa ed effetto. 

La sesta sala A thermodynamic imaginary ci invita a riflettere sul delicato rapporto tra la terra, il sole e la luna e di come la luce solare sia tanto indispensabile quanto pericolosa con il riscaldamento globale in corso. Oggetti diversi proiettano le loro ombre in un paesaggio di luce in costante mutamento, nel quale tutto fluttua, rivela, ingrandisce e svanisce, sospeso in un moto di elementi. 

La settima sala Flying Gardens propone di nuovo la struttura delle Cloud Cities ma stavolta con l’aggiunta delle piante di Tillandsia, le quali hanno la particolarità di aver un grande spirito di adattamento poiché non cresco dal suolo essendo sprovviste di radici. Queste piante inoltre costituiscono un forte alleato per l’uomo in quanto è  dimostrato come possano catturare oltre l’umidità anche il pulviscolo atmosferico, che contiene agenti inquinanti. Le piante di Tillandsia cosi esili e piccole sono un monito a ripensare la nostra concezione di agricoltura intensiva.

Ottava e ultima sala  Aerographies mette in prospettiva i diversi modi in cui i movimenti di persone, calore, animali e ragnatele influenzano l’aria e ne sono influenzati a loro volta. Ogni gesto lascia una traccia: i movimenti di persone, i suoni e le ragnatele vengono tradotti come potenziale linguaggio dei fenomeni terrestri, una cartografia emergente dell’aria. Al centro della sala sono presenti dei palloncini, i quali sono trattenuti da dei pennelli, che si muovano e creano delle linee in base ai movimenti delle persone.

La mostra presenta delle opere interessanti sia per i temi tratti che per le modalità con cui sono state realizzate. La visita è veloce e piacevole, purtroppo l’audioguida non è di facile comprensione perché spesso si dilunga in ricerche scientifiche o si perde in discorsi eccessivamente pomposi e poco attinenti all’opera. Durante la mia visita ho potuto costatare che fosse presente un guida apposita per i bambini, la quale ha saputo coinvolgere i più grandi e più piccolo grazie alla sua estrema passione e bravura. La mostra sicuramente vale una visita, sia per chi non conosce Saraceno affatto, poiché spiega il suo lavoro dal principio; sia per chi come me ne apprezza il suo lavoro dall’ultima biennale di Venezia, in quanto è possibile scoprire nuovi approcci dell’artista. Consiglio però di non usufruire dell’audioguida, bensì di organizzarsi per fare la visita con la guida specializzata.  

Informazioni utili

22 febbraio 2020 al 1 novembre del 2020

Durata: 1 ora – 1 ora e mezza

Costo del biglietto: 13 intero, 4 studenti, riduzioni per famiglie e per chi arriva con il treno.

Orari: Lunedì-venerdì 14.00-20.00, giovedì fino alle 23, sabato e domenica dalle 10.00-20.00

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