La Stanza della Segnatura

I Musei Vaticani sono il terzo museo più visitato al mondo. Il plurale “Musei” è giustificato dal fatto che si tratta di un insieme di diverse sezioni museali, che comprendono arte egizia, etrusca, classica, rinascimentale, contemporanea… e molto molto altro. La loro storia ha inizio nel 1506 con papa Giulio II, ma solo nel 1771 sono stati aperti al pubblico.

Giulio II fu colui che chiamò a Roma Raffaello, che si trovava a Firenze, per decorare una delle sue stanze nel Palazzo Apostolico Vaticano. La scelta del papa fu dettata dal fatto che non voleva assolutamente stare nell’appartamento Borgia, decorato dal Pinturicchio, perché gli ricordava troppo l’odiato predecessore, Alessandro VI Borgia. Decise dunque di stabilirsi al secondo piano del palazzo, ma gli ambienti andavano decorati come si confà a un uomo della sua caratura. I precedenti affreschi, opera di artisti noti come Piero della Francesca e Luca Signorelli, vennero ricoperti dalla pittura di Raffaello.

Tuttavia, il Sanzio non fu la prima scelta di Giulio II. Inizialmente l’incarico era stato affidato a una squadra composta da Perugino, Sodoma, Baldassarre Peruzzi, Bramantino e Lorenzo Lotto. Tuttavia, il loro lavoro non piacque al committente che decise, probabilmente su suggerimento di Bramante, di chiamare un artista che stava facendo parlare molto di sé: Raffaello Sanzio da Urbino. Egli arrivò nel 1508 e si mise subito a lavoro nella prima stanza, oggi denominata Stanza della Segnatura. Probabilmente questa stanza ospitava la biblioteca del papa ed era utilizzata come studio. Il nome Segnatura, tuttavia, deriva dal tribunale della Santa Sede “Segnatura Gratiae et Iustitiae”.

I restauri e gli studi recenti hanno permesso di stabilire la cronologia della decorazione.

Il soffitto venne decorato mentre il Sodoma era ancora in attività: la sua mano è riconoscibile nelle grottesche e nei piccoli riquadri ed è possibile vedere le “giornate” di Raffaello che si sovrappongono a quelle del Sodoma. In affresco, il termine giornata indica la porzione di intonaco che si stende in un giorno e che viene pitturata prima che si secchi. È dunque inequivocabile che Raffaello arrivò dopo il Sodoma a decorare la volta della stanza.

La volta si inserisce nel programma iconografico, ogni scena dipinta ha un significato in relazione alla parete cui è rivolta.

Volta della Stanza della Segnatura

Se osserviamo bene, noteremo che ad ogni parete corrisponde un riquadro e un medaglione: la Filosofia e il Primo moto per la Scuola di Atene, la Teologia e Adamo ed Eva per la Disputa, la Poesia e Apollo e Marsia per il Parnaso, la Giustizia e il Giudizio di Salomone per Virtù e Legge. Contribuiscono al programma iconografico anche i riquadri più piccoli e gli angeli al centro.

La prima parete ad essere stata affrescata non è certa: potrebbe essere la Disputa oppure la Scuola di Atene. La Disputa, infatti, è in stretto rapporto con le opere di Raffaello fiorentine e persino perugine: l’impostazione dello spazio è derivata dal suo affresco nella cappella di San Severo, dove nella parte superiore Cristo è circondato da 6 santi seduti sulle nubi.

Tuttavia, nella Scuola di Atene è visibile un forte cretto, che nel resto delle stanze non c’è. Difatti, l’intonaco utilizzato in questa parte è realizzato con la miscela toscana, che non si adattava bene alla pozzolana di Roma. L’artista corresse la ricetta, e nelle altre pareti non si riscontra più questo problema. In questo senso, la Scuola deve essere stata l’inizio della decorazione. Una ipotesi recente vuole la presenza di un ponteggio che collegava le due pareti opposte, il che vorrebbe dire che la decorazione andò di pari passo.

Ma, passiamo ora a vedere più da vicino le pareti.

Disputa sul Sacramento

La Disputa sul Sacramento si articola in due parti: la Chiesa trionfante e la Chiesa militante. Nel cielo, seduti sulle nubi, si trovano alcuni dei Santi più importanti della cristianità, racchiusi da San Pietro a sinistra e San Paolo a destra. Al centro, Cristo è seduto con la madre Maria alla sua destra e san Giovanni Battista a sinistra. La sacra Trinità si sviluppa verticalmente dall’alto verso il basso, con Padre, Figlio e Spirito Santo, simboleggiato dalla colomba. Non mancano gli angeli, sia i putti che si “nascondono” tra le nuvole, sia gli angeli adulti, inoltre quattro angioletti tengono in mano i quattro Vangeli aperti.

La parte inferiore si sviluppa intorno ad un altare con l’ostia, ovvero il Corpo di Cristo, che racchiude l’argomento dell’affresco. Teologi e uomini di chiesa sono impegnati a discutere sulla transustanziazione, ovvero la presenza del corpo di Cristo nel pane e del suo sangue nel vino, dopo la benedizione. Tra gli uomini rappresentati sono riconoscibili sant’Ambrogio, sant’Agostino, san Tommaso d’Aquino, san Gregorio Magno, ma anche due artisti: Bramante e beato Angelico. È presente anche Dante, che tornerà nell’affresco del Parnaso.

Per dare profondità alla scena, Raffaello ha inserito due balaustre alle estremità, alle quali si appoggia a sinistra Bramante, e a destra un giovane ragazzo che si sporge per vedere meglio l’altare.

Scuola di Atene

La Scuola di Atene è, probabilmente, l’affresco più famoso delle Stanze e uno dei più noti al mondo.

L’imponente architettura è di ispirazione classica, Raffaello è riuscito a creare una prospettiva spettacolare e persino a dare corpo alle statue e ai bassorilievi.

I 58 personaggi che compongono la scena sono distinguibili grazie alle loro caratteristiche e ai loro atteggiamenti. Al centro, troviamo i due più grandi filosofi di tutti i tempi: Platone, a sinistra, con barba e capelli lunghi, punta un dito verso l’alto ad indicare il mondo delle idee; Aristotele, a destra, tiene una mano aperta verso il basso a simboleggiare il mondo terreno, concreto.

Non ci dilungheremo a presentare ogni singolo filosofo, ma ne nomineremo alcuni tra i più conosciuti. Raffaello ha ritratto le fattezze dei suoi contemporanei nei filosofi antichi. L’esempio più famoso è certamente Michelangelo che presta il volto a Eraclito, la figura pensosa che si appoggia a un tavolino. Probabilmente, fu un’aggiunta finale poiché nel cartone preparatorio (che si trova alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano) è assente, inoltre è visibile la linea dell’intonaco che lo racchiude, il che vuol dire che venne realizzato in una giornata a sé stante.

Leonardo da Vinci è Platone, Bastiano da Sangallo è Aristotele, Bramante è Euclide e Raffaello stesso è Apelle, il famoso pittore dell’antica Grecia.

La terza parete ad essere stata affrescata è quella del Parnaso. Il nome deriva dal monte del Parnaso, dove secondo la mitologia greca risiedono le Muse.

Parnaso

Le 9 Muse sono raffigurate al centro, ai lati di Apollo intento a suonare un violino. Intorno, divisi in gruppi, ci sono 18 dei più grandi poeti di sempre: Omero, Saffo, Virgilio, Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto… Anche in questo affresco Raffaello per dare un senso di tridimensionalità ha fatto sporgere le figure oltre la parete: Saffo, in basso a sinistra, si appoggia allo scalino della finestra, mentre la sua controparte indica qualcosa oltre la scena.

In questa parete, anche i monocromi in basso sono riferiti all’argomento. Si tratta di due scene aventi oggetto il riconoscimento dell’importanza della poesia: Alessandro il Grande fa riporre i poemi omerici in un prezioso scrigno da Dario e Augusto impedisce agli esecutori testamentari di Virgilio di bruciare l’Eneide. L’esecuzione non è di Raffaello, ma si pensa all’intervento di Perin del Vaga.

L’ultima parete della Segnatura è quella di Virtù e Legge, che si trova davanti a quella del Parnaso.

Virtù e legge

Entrambe, infatti, hanno una finestra che diminuisce l’area affrescabile. Raffaello ha dovuto studiare delle scene per risolvere questo problema e, in questo affresco, ha deciso di farvi poggiare un cornicione sul quale sono posizionate le tre donne. Esse sono tre allegorie, da sinistra: Fortezza, Prudenza e Temperanza, ovvero tre delle quattro virtù cardinali. A prima vista, sembrerebbe mancare la Giustizia, ma essa si trova nel medaglione nel soffitto corrispondente alla parete. Tre dei putti rappresentano le virtù teologali: Fede, Speranza e Carità.

Questo affresco venne realizzato nel 1511, anno in cui accadde un evento epocale: nell’agosto, Michelangelo svelò la prima metà della volta della Cappella Sistina. Molti artisti studiarono estasiati quelle figure e Raffaello fu uno di loro. Le Virtù ragionano proprio sullo stile michelangiolesco, sono imponenti, si muovono fluidamente nello spazio e i colori delle loro vesti sono cangianti.

A questa suggestione non sembrano aderire le figure nel registro inferiore, che si articola in due scene. A sinistra, troviamo Triboniano consegna le Pandette a Giustiniano, episodio che celebra il diritto naturale e civile. A destra, invece, Gregorio IX approva le Decretali, episodio di diritto canonico. Il papa ha le fattezze di Giulio II, il cardinale che gli regge il manto è Giovanni de’ Medici, ovvero il futuro papa Leone X, dietro di lui si trovano il cardinale Bibbiena (che pochi anni dopo incaricherò Raffaello di decorare la sua Loggetta) e Antonio del Monte, mentre a destra si trovano i futuri papi Clemente VII e Paolo III. Dunque, anche in questo affresco l’Antico si fonde con il contemporaneo, comparando i personaggi del passato con quelli del presente, trovando delle analogie di lignaggio e personalità.

La stanza della Segnatura venne conclusa nel 1511, permettendo a Raffaello di passare a quella successiva: la Stanza di Eliodoro.

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