Il nome dell’artista urbinate non viene associato automaticamente alla tecnica dell’incisione, anche se, ad oggi, si contano ben 100 incisioni su rame e 8 chiaroscuri tratti da disegni di Raffaello.
Per citare una fonte più che autorevole, il Vasari ci racconta che ne l suo testamento Raffaello lasciò le sue lastre ad un allievo, Baviero de’ Carrocci detto il Baviera, con l’incarico di stamparle e venderle: questo a dimostrazione del fatto che l’urbinate doveva considerare una parte delle molte stampe prodotte nella sua bottega tra il 1509 e il 1520 come opera di sua proprietà.
Poco si sa sulla bottega di Raffaello in linea generale, sui rapporti che vi intercorressero dentro, e sui sistemi di cooperazione tra il maestro e i suoi collaboratori, ma in questo articolo proveremo a raccontare brevemente i principali incisori che collaborarono con l’urbinate nei suoi anni romani, e le meravigliose opere che questi connubi portarono alla luce.
La prima cosa da sottolineare è che Raffaello produsse solo disegni, non toccò mai né il bulino, mezzo usato per incidere su rame, né la sgorbia, tipico strumento per la xilografia, per produrre incisioni proprie. Questi disegni furono poi affidati ad esperti incisori che, trasferendoli su lastra, creavano il prodotto finito, prendendosi libertà negli sfondi e nei dettagli decorativi. La prima cosa da sottolineare è che Raffaello produsse solo disegni, non toccò mai né il bulino, mezzo usato per incidere su rame, né la sgorbia, tipico strumento per la xilografia, per produrre incisioni proprie. Questi disegni furono poi affidati ad esperti incisori che, trasferendoli su lastra, creavano il prodotto finito, prendendosi libertà negli sfondi e nei dettagli decorativi.
Il primo artista che vi proponiamo, complice anche la sua presenza all’interno della più grande mostra di quest’anno dedicata al maestro urbinate, quella alle Scuderie del Quirinale (qui se non avete letto la nostra recensione), è Marcantonio Raimondi. Soffermarsi anche sulla formazione di questo straordinario incisore richiederebbe troppe righe: nato a Bologna, si formò tra la sua città natale e Venezia, per poi spostarsi in Italia Centrale, deciso ad apprendere dai grandi maestri di Firenze e Roma, dato il suo forte interesse per l’antico.
Arrivato nell’Urbe, Raffaello gli diede un disegno di una donna stante da incidere come prova per dimostrare il suo talento, da cui lui trasse le stampe di Didone e di Lucrezia.
2. Raffaello Sanzio, Disegno di figura femminile stante, inchiostro bruno su carta, 1510ca.
3. Marcantonio Raimondi, Lucrezia, incisione, 1510ca.
Compreso molto presto il potenziale dell’artista bolognese, Raffaello creò per lui un’opera straordinaria, sia per bellezza che per complessità, ovvero la Strage degli Innocenti. I numerosi disegni preparatori realizzati dal maestro urbinate provano che Raffaello concepì già dal principio questa invenzione con molta cura, come uno dei suoi progetti più ambiziosi, ed essa divenne un pezzo simbolo della sua arte. Ciò che Raffaello fece in realtà non era una novità per il tempo: fornire un disegno da incidere era una tradizione fin dalla comparsa della tecnica incisoria in Italia con Maso Finiguerra,ovvero dalla seconda metà del 1400.


Da disegni di Raffaello, solo il Raimondi incise 50 stampe. Il capolavoro della loro collaborazione, dopo la già citata Strage degli Innocenti, è il Morbetto, stampa che illustra una scena tratta dall’Eneide di Virgilio. Il soggetto è identificato, grazie alle iscrizioni sulla lastra riprodotta in stampa, tratte dall’opera vigiliana, che si riferiscono all’episodio del contagio che colpì Enea e i compagni mentre si trovavano a Creta, seguito dall’apparizione, in sogno, degli dèi Penati all’eroe. Lo stile antiquario di questa stampa è dato dalle autentiche vedute di rovine e dai molti frammenti architettonici, oltre che da un’architettura severa tutta inventata dal maestro urbinate. Un’altra invenzione del maestro sta nel giustapporre la notte al giorno: la rappresentazione delle torce qui gioca un ruolo fondamentale per rendere l’atmosfera palpabile, un po’ come nella Liberazione di San Pietro all’interno della stanza di Eliodoro.


Dopo il 1515 nuovi incisori entrano nella bottega di Raffaello: sono Agostino Veneziano Marco Dente e Ugo da Carpi. Mentre il Raimondi era impegnato ad incidere delle altre carte create appositamente per lui da Raffaello, il Quos ego e il Giudizio di Paride, questi giovani e abilissimi nuovi artisti domandavano a Raffaello molti disegni.


Le richieste furono così numerose che il maestro urbinate dovette fornire loro non solo disegni di opere recenti, ma anche invenzioni precedenti, come studi di singole figure e composizioni. Agostino, da uno studio non utilizzato per la Deposizione Borghese, ne trasse la Lamentazione, che fu un grande successo commerciale.
1. Raffaello Sanzio, Lamentazione sul corpo di cristo, inchiostro nero su carta, 1507ca.
2. Agostino Veneziano, Lamentazione, incisione, 1525ca.
3. Raffaello Sanzio, Deposiziome Baglioni, Olio su tavola, Galleria Borghese, Roma, 1507.
La collaborazione con Ugo da Carpi fu anch’essa un grande successo: la maestria nell’utilizzo della tecnica del chiaroscuro (semplicemente una stampa su più legni sovrapposti, invece che su un singolo pezzo) rese perfettamente la tecnica dei disegni più preziosi e rifiniti del maestro, come si vede nell’incisione raffigurante la Morte di Anania.

Così, Marcantonio Raimondi, insieme agli altri componenti del Raphael’s Team, giunsero a partecipare ad un boom commerciale delle stampe del maestro che crebbe di anno in anno, complice anche la fama che Raffaello raggiunse grazie al mecenatismo di Leone X, ai suoi scambi di stampe con uno degli incisori più famosi di quel secolo, Albrecht Dürer, e infine grazie anche all’incredibile successo dei primi lavori di Marcantonio, come la Strage degli Innocenti. La fama della bottega, dopo la morte del maestro lasciata nelle mani di Carocci e di Giulio Romano, crebbe a dismisura grazie ad altri incisori che si interessarono alle opere di Raffaello, incidendo disegni ancora inediti o andando ad attingere direttamente a dipinti o affreschi.
Nell’anno del Cinquecentenario dalla morte del grandioso artista marchigiano, è bene che anche il suo rapporto con le arti grafiche ed in particolare con gli incisori suoi collaboratori venga discusso e portato nuovamente alla luce, come è stato fatto nelle mostre di Roma e di Bologna (link al nostro articolo qui!) permettendo a tutti di ammirare ed apprezzare le stampe prodotte da questa straordinaria bottega, grazie alle invenzioni di Raffaello.






Una opinione su "Raffaello e l’incisione"