Ferragosto: evoluzione iconografica dell’assunzione

Quando sentirono che essa stava per lasciare il mondo, vegliarono insieme con lei. Ma ecco che il Signore Gesù venne con i suoi angeli e, presa la sua anima, la consegnò all’arcangelo Michele e si allontanò. All’alba gli apostoli sollevarono il suo corpo su un giaciglio, lo deposero su un sepolcro e lo custodirono, in attesa della venuta del Signore. Ed ecco che per la seconda volta il Signore si presentò a loro, ordinò che il sacro corpo fosse preso e portato in Paradiso

 Vescovo  San Gregorio di Tours, 538 ca.- 594

A Ferragosto si celebra l’assunzione di Maria, ovvero il momento in cui la Vergine termina la propria vita terrena e si riunisce al figlio con corpo e anima nella gloria celeste. Questa ricorrenza viene festeggiata il 15 agosto sin dal V secolo, in ambito siriaco, per poi essere celebrata in tutta Europa a partire dal IX secolo; infine venne ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa solo nel 1950 da papa Pio XII. La nascita popolare di questa ricorrenza ha portato a un’iconografia non standardizzata, basata sulle scritture apocrife e su leggende, come il Liber de dormitione Mariae. L’assunzione è celebrata anche in ambito orientale, che nella stessa data festeggia la Kóimesis, che tradotto letteralmente significa “il sonno della morte“. Infatti, la Vergine è raffigurata priva di vita distesa su un letto e vegliata dagli apostoli fra cui spicca il Cristo che tiene fra le braccia una piccola in fasce, rappresentante dell’animula della madre.

Icona in avorio con Koimesis

Nella cultura occidentale l’iconografia rimane la stessa, trasmessa grazie alle icone e gli avori, ma prese il nome di Dormitio o Transitus, per rimarcare il passaggio alla vita eterna. Come abbiamo detto in precedenza, non vi era una fonte teologica ufficiale e autorevole che narrava l’assunzione o la morte della Vergine, ma a partire dal XII secolo cominciarono a essere formulate varie tesi teologiche che rifiutavano la decomposizione del corpo di Maria. Sempre nel XII secolo, la monaca benedettina Elisabetta di Schönau ebbe una visione sull’assunzione corporea della Vergine e compaiono le prime modifiche iconografiche. Ad esempio, nel timpano della chiesa di Cabestany, datato alla seconda metà del XII secolo, è raffigurato il Cristo che prende il corpo di Maria dalla tomba.

Maestro di Cabestany, Frammento di timpano, seconda metà del XII secolo

Nel XIII secolo le raffigurazioni mariane diventano sempre più popolari, sia grazie agli ordini mendicanti che per la diffusione della Legenda aurea, una raccolta agiografica che contribuì ad apportare modifiche all’apparato iconografico. La raccolta pose le basi per la raffigurazione di un ciclo sulla morte della Vergine, composto dall’annunciazione della morte, congedo da San Giovanni, congedo dagli apostoli, dormitio, funerali e sepoltura. Tale schema viene ripetuto nella Maestà del duomo di Siena di Duccio Boninsegna (1308-1311), di cui ci sono giunte sei tavole mutile del ciclo della Vergine. Purtroppo al ciclo manca la raffigurazione dell’assunzione e dell’incoronazione.

Già nel Duecento il tema della dormitio appariva nel ciclo della storia della Vergine, che culminava con l’incoronazione, come nei mosaici di Santa Maria Maggiore, intesa come assunzione corporea. Notiamo come nel Rinascimento l’incoronazione comincia a essere raffigurata sopra il feretro vuoto della Vergine, oppure appare solo la vergine nella mandorla di gusto bizantino sorretta da angeli.

Nel Cinquecento si giunge alle opere più famose dell’assunzione, come quella di Tiziano (conservata nella chiesa dei Frari di Venezia) e di Annibale Carracci (conservata nella chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma). L’iconografia elimina la mandorla, per dare spazio a idee compositive più ardue, tenendo il sepolcro vuoto sopra il quale la Vergine viene portata in cielo da angeli.

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