Raffaello 1520-1483 alle Scuderie del Quirinale

Le celebrazioni per il quinto centenario dalla morte di Raffaello Sanzio non potevano capitare in un anno più sfortunato. La mostra, aperta il 3 marzo, ha chiuso due giorni dopo a causa delle disposizioni contro il covid-19. A giugno ha potuto riaprire, ma con forti limitazioni. Per prima cosa, la prenotazione è obbligatoria, bisogna arrivare alla sede in orario e seguire le scrupolose indicazioni del personale. Un addetto vi accompagnerà per tutta la visita, della durata di un’ora e venti, per assicurarsi che ogni 5 minuti il gruppo si muova. Infatti, in ogni sala è consentito rimanere solo 5 minuti, né più né meno. Le sale hanno il pregio di essere piccole, così si riesce più o meno a vedere tutto. Ma quello che non si riesce a fare è concentrarsi sui particolari, fermarsi ad ammirare una singola opera, leggere i pannelli espositivi, confrontare i disegni con i dipinti. In questo modo si perde del tutto l’esperienza della mostra, non si possono vedere con i propri tempi le opere esposte, non si può tornare indietro per dare un’ultima occhiata a quello che ci ha colpito di più.

Il tempo stringente aumenta la confusione della mostra, che si propone di tracciare un percorso a ritroso sulla vita di Raffaello. Si inizia così dal 6 aprile 1520, data della morte, presentando agli spettatori la ricostruzione della tomba originale al Pantheon, compresa di architettura, scultura e sarcofago con la celebre iscrizione di Bembo.

Si prosegue con la sala dedicata a Leone X e alla celebre lettera scritta da Raffaello, con i disegni per il progetto della mappa di Roma Antica, e il ritratto di Baldassarre Castiglione. Nel guardare il ritratto del papa si rimane esterrefatti dalla dovizia di particolari, dai tessuti minuziosi, dal libro aperto e dalla campanella e ci si dimentica quasi di dare un’occhiata ai manoscritti e ai disegni.

Anche le incisioni trovano il loro spazio nella mostra, presentando stampe di Marcantonio Raimondi (La strage degli innocenti, la Lucrezia) e di Ugo da Carpi, maestro della xilografia. Il rapporto con l’antico è accennato da alcuni disegni.

Si prosegue con la Madonna della Rosa e la Madonna del Divino amore. Non è chiara la scelta di mettere insieme alla Santa Cecilia (1514) opere come la Visitazione (1517) e)  il San Giovannino (1517-1518), nel quale la bottega gioca un ruolo fondamentale. Alla bottega, d’altro canto, non è dato alcuno spazio.

Si prosegue con le grandi opere vaticane: le logge, la stufetta del cardinale Bibbiena, gli arazzi. Sono proposti alcuni disegni preparatori e il grande cartone per il Martirio di santo Stefano. Gli arazzi esposti sono due, la Visione di Ezechiele, con accanto il piccolo dipinto e il disegno, e il Sacrificio di Listra, con una riproduzione ad altissima risoluzione e dimensioni originali del relativo cartone.

Si conclude così il primo piano espositivo e, dopo una breve pausa, si passa al secondo dove si viene accolti dai ritratti della Fornarina e della Velata.

Una sezione è dedicata al Raffaello architetto, con i progetti per Villa Madama, di cui c’è un bel contributo video, e di palazzo Branconio dell’Aquila (che, a dispetto del nome, si trovava a Roma), con la sua riproduzione in scala. Il palazzo fu demolito nel 1660 e per ricostruirlo sono stati fondamentali i disegni e le stampe.

È dato spazio anche alle Stanze Vaticane, delle quali ci sono alcuni progetti e disegni preparatori, sono degni di menzione quelli per il Parnaso. È inoltre esposto il Ritratto di Giulio II della National Gallery di Londra. Il primo periodo romano è rappresentato dalla Madonna dell’impannata, la Madonna d’Alba e progetti per l’affresco in Santa Maria della Pace e della Madonna del pesce.

Pian piano si arriva all’inizio della carriera di Raffaello, con le opere fiorentine: la Madonna del granduca, la Madonna Tempi, il Cristo benedicente.

La Deposizione Borghese non è in mostra, ma ci sono alcuni disegni preparatori. Dalla Galleria Borghese è invece esposta la Dama con liocorno, che si può ammirare nell’ultima sala insieme al Ritratto di Francesco Maria della Rovere e il Ritratto virile del Lichtenstein. Nella sala è possibile ammirare anche la piccola tavola del Sogno del cavaliere, alla quale però manca la controparte delle Tre grazie. Sono esposti anche dei disegni giovanili, tra cui un nudo con una brocca la cui attribuzione è discussa tra Raffaello e Perugino, a rimarcare la vicinanza iniziale con il maestro.

Nell’ultima sala inoltre c’è il celebre Autoritratto, che chiude così un percorso iniziato con l’Autoritratto con un amico, si può così capire l’evoluzione del pittore da un giovane con i capelli lunghi e il berretto, a un uomo con barba e capelli lunghi e una fitta rete di conoscenze importanti.

E così, dopo 80 minuti si conclude la visita. Scriverne una recensione non è stato facile, ho dovuto cercare delle foto delle sale per ricordarmi le opere esposte. E questo non per una mia mancanza di attenzione, ma per la fretta imposta. È naturale, ci si concentra sui capolavori, sulle opere più famose, e si tralasciano cose come i disegni e le incisioni, che invece meriterebbero una visione ben più accurata.

Infine, non ho apprezzato la scelta di incominciare dalla fine. Seguire il percorso espositivo è difficile e, soprattutto, non è possibile rendersi conto dell’evoluzione dell’artista. Per capire questa mostra è necessario conoscere bene Raffaello, altrimenti si rischia di vedere solo dei bei quadri e di non seguire i cambiamenti stilistici.

Inoltre, la bottega è del tutto assente. È noto quanto siano stati importanti i collaboratori, soprattutto negli ultimi anni romani, ma non viene dato spazio a questo tema. D’altronde sono appena accennati anche i suoi rapporti con il maestro Perugino, il Pinturicchio non è nemmeno nominato, con Leonardo per gli anni fiorentini, con Michelangelo in quelli romani.

È certamente impossibile racchiudere Raffaello Sanzio in una mostra sola, le tematiche da affrontare sono tante e le opere importanti ancora di più. E, forse, proprio questo manca alla mostra delle Scuderie: un tema.

In conclusione, la mostra è certamente da visitare, ma per ammirare con calma le opere di Raffaello consiglio una visita ai Musei Vaticani, e nelle chiese e nei musei di Roma.

Informazioni utili.

Indirizzo: Scuderie del Quirinale, Via Ventiquattro Maggio, 16, 00186 Roma RM.

Orari: da domenica a giovedì dalle ore 8.00 alle ore 23.00 (ultimo ingresso ore 21.30). Venerdì e sabato dalle ore 8.00 alle ore 1.00 (ultimo ingresso ore 23.30)

Biglietti: Intero € 15,00
Ridotto € 13,00
Cortesia €2,00
Ingresso gratuito fino ai 6 anni

Prenotazione obbligatoria al sito di Vivaticket.

Il catalogo della mostra è edito da Electa, nelle sue oltre 500 pagine sono presenti riproduzioni ad altissima qualità dei dipinti e disegni, nonché importanti saggi sul percorso artistico del pittore. Consigliamo l’acquisto per ogni appassionato della pittura rinascimentale e che desidera riscoprire il grande maestro.

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