I diamanti di Fabrizio Valguarnera

La storia dell’arte è una disciplina che, per ovvie ragioni, si basa sull’osservazione e sullo studio dei manufatti artistici, che rivelano molto del loro passato. Tuttavia, è necessario integrarvi la consultazione dei documenti, che possono essere i più disparati: dalle semplici pubblicazioni letterarie agli elenchi di battesimo, dalle corrispondenze private agli atti di processi. È proprio da un processo del 1631 che prende vita la storia di Fabrizio Valguarnera e dei diamanti che rubò a un gruppo di mercanti spagnoli, con i quali acquistò dei dipinti in Italia. Grazie alle testimonianze e alle ricevute d’acquisto, è possibile rintracciare la collezione di questo eccentrico personaggio.

Leonardo Sciascia nel 1989 pubblicò una raccolta di suoi saggi di storia e letteratura, intitolata Fatti diversi di storia letteraria e civile, nel saggio intitolato “Quadri come diamanti” si occupa proprio di delineare la vita e le peripezie di Fabrizio Valguarnera. Dunque, chi era costui?

Fabrizio Valguarnera era un nobile siciliano, di Palermo per la precisione, città nella quale viveva negli agi insieme alla moglie. Un giorno decise di lasciare quella vita e trasferirsi a Madrid, dove si trovava suo zio Mariano, il cappellano del re Filippo IV. Fabrizio era un uomo intelligente, si intendeva di matematica, diritto, medicina e, soprattutto, era un appassionato di oggetti d’arte.

Nel 1631 arrivò a Roma, con al seguito un consistente numero di diamanti. In città non usava il suo vero nome, ma si faceva chiamare Antonio Siciliano per non essere facilmente riconosciuto dalle autorità. Questa sua necessità di mantenere l’anonimato aveva a che fare proprio con i diamanti.

Bisogna dunque fare un passo indietro per capire di quali diamanti si trattava. Pochi mesi prima alcuni gioiellieri spagnoli e fiamminghi dovevano ricevere a Madrid un grosso carico di diamanti, che non arrivò mai a destinazione. Un giovane portoghese, Manuel Alvarez Carapeto, era stato incaricato della consegna ma, come si può immaginare, sparì con tutti i diamanti. I mercanti, disperati, chiesero a Fabrizio Valguarnera, che conosceva bene Manuel, di parlare con Giovanna, la moglie del ladro che era rimasta a Madrid. Neanche a dirlo, anche Valguarnera sparì e i mercanti denunciarono i due ladri, ricercati in tutta Europa. Tuttavia, ben presto si convinsero che Valguarnera avesse ucciso Manuel, per avere tutti i diamanti per sé, e decisero di ricorrere all’aiuto di investigatori privati, che avevano il compito di monitorare i pittori più noti, tra i quali Rubens, e i gioiellieri di varie città, ai quali Fabrizio si sarebbe potuto rivolgere per il taglio dei diamanti.

Torniamo adesso a Roma, nel 1631. Valguarnera in città si appoggiò alla chiesa dei siciliani, Santa Maria di Costantinopoli, governata dal prete Matteo Catalano, con il quale si accordò per organizzare una grande festa in onore della Santa, alla quale era molto devoto. Fu così che il 10 giugno per i festeggiamenti vennero esposti nella chiesa 8 quadri di pittori famosissimi. Joachim Von Sandrart ricorda il grande evento nell’Accademia tedesca, riconoscendo quei quadri come quelli che Velasquez aveva acquistato per il re di Spagna, che dunque di lì a poco sarebbero stati spediti a Madrid. Dalle sue parole nasce un grande equivoco, poiché il pittore spagnolo acquistò effettivamente diversi dipinti per il re Filippo, ma solo nel suo secondo viaggio in Italia, nel 1639.

Il 12 luglio Fabrizio Valguarnera venne arrestato e condotto nel carcere di Tordinona. Le autorità perlustrarono la sua abitazione e sequestrarono ben 37 dipinti, che Valguarnera descrive durante il processo. Vennero chiamati a testimoniare anche alcuni artisti, tra i quali Giovanni Lanfranco, che dichiarò di aver venduto alcuni suoi dipinti al Valguarnera in cambio di diamanti. Insomma, ormai la colpevolezza del nobile siciliano del furto dei diamanti era innegabile, nonostante i suoi goffi tentativi di discolparsi. Alla fine della storia dei migliaia di diamanti rubati ne erano rimasti solo 13 sacchetti e Fabrizio Valguarnera morì, il 2 gennaio 1632, in una fredda cella a Tordinona.

Nella sua collezione erano presenti quadri di pittori famosi, come Annibale Carracci, Correggio, Pietro da Cortona, Lanfranco, Poussin, Rubens e Van Dyck, che testimoniano la passione del Valguarnera e la sua abilità nel distinguere gli artefici migliori, ma anche la sua inequivocabile colpevolezza. Solamente con una grande quantità di denaro, o diamanti, avrebbe potuto permettersi tutte quelle tele. Negli atti del processo il nobile siciliano elenca l’inventario dei suoi beni e si possono riconoscere proprio alcune delle tele che il Sandrart aveva visto in Santa Maria di Costantinopoli.

Testi di riferimento:

– J. Costello, The twelve pictures “Ordere by Velasquez” and the Trial of Valguarnera, in Journal of the Warburg and Courtauld Institute, Vol. 13, No. 3/4 (1950), pp. 237-284.

– L. Sciascia, Fatti diversi di storia letteraria e civile, Adelphi 1989.

– S. Pierguidi, Marcello Sacchetti, Fabrizio Valguarnera e il Ratto delle Sabine di Pietro da Cortona, in Bollettino dei Musei comunali di Roma, 2009.

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