Un dialogo tra le arti nel segno di Raffaello

La Pinacoteca Nazionale di Bologna, è una delle tante istituzioni italiane che ha aderito alla celebrazione del cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio. In onore del grande maestro urbinate, il museo ha organizzato due mostre temporanee: “Alfonso Lombardi: il colore e il rilievo” e “La fortuna visiva di Raffaello nella grafica del XVI secolo“. Entrambe risaltano l’eredità artistica lasciata dal maestro urbinate e la ricezione del suo linguaggio artistico negli artisti coevi. Le sue opere erano conosciute tramite le riproduzioni grafica.
La fortuna visiva di Raffaello nella grafica del XVI secolo” espone incisioni e matrici di disegni autografi o di riproduzioni di opere del Sanzio, che iniziarono a circolare già dai primi decenni del Cinquecento. La mostra si concentra sulla prima metà del Cinquecento e sull’evoluzione della ricezione del linguaggio raffaellesco. L’esposizione è divisa in piccole sezioni, ben introdotte, ognuna dedicata a uno o più incisori, dall’incontro con Marcantonio Raimondi alle riproduzioni di Enea Vico, Marco Dente, Antonio Veneziano, Ugo da Carpi e il Maestro dei Dadi. Le incisioni sono splendide e ritraggono i capolavori raffaelleschi, come l’Estasi di Santa Cecilia e il Parnaso, o opere derivanti da “presunte” invenzioni di Raffaello.


La seconda mostra riflette sull’influenza di Raffaello, nel caso particolare di Alfonso Lombardi. Lo scultore, attivo nel bolognese e a Ferrara, non è esente alla fama del pittore urbinate; i quali disegni erano noti al Lombardi già dal 1510. L’influenza di Raffaello è palese nelle figure degli apostoli, realizzate in terracotta, i cui volti sono ispirati alla serie raffaellesca. L’esposizione è divisa in piccole sezioni e anche se i pezzi in mostra sono pochi, questa è un’occasione per conoscere meglio la scultura del Lombardi, uno dei protagonisti della scultura emiliana caratterizzata dalla verità dei tratti e dalla vivacità del colore.

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