È ormai da fine gennaio che in Italia si parla del Covid-19, il virus proveniente dalla Cina che si è ben presto trasformato in pandemia. Tutti i paesi del Mondo ne sono stati colpiti, con risvolti spesso drammatici.
In Italia è ormai ben noto come è andata, tra crisi finanziaria e sanitaria, ma adesso, lentamente, si sta cercando di ripartire. In questo scenario critico non mancano i problemi, già presenti, dei luoghi di cultura.
Come dettato dall’articolo 101 del Codice dei Beni Culturali, i luoghi della cultura sono i musei, le biblioteche e gli archivi, le aree e i parchi archeologici, i complessi monumentali. Questi luoghi sono stati tra i primi a chiudere su disposizione del DPCM dell’8 marzo 2020, e tra gli ultimi ad essere riaperti.
Il 18 maggio era la data fondamentale per ripartire con la cultura, ma, ancora una volta, con molta cautela.
A Roma il 19 maggio hanno riaperto solo i Musei Capitolini e il Museo di Roma, consentendo gli ingressi su prenotazione in modo da evitare le consuete folle. Il 2 giugno sarà la volta di tutti gli altri musei del circuito Musei in Comune, nonché della sfortunata mostra su Raffaello alle Scuderie del Quirinale. La mostra, infatti, aveva aperto il 5 marzo per i primi visitatori, e avrebbe dovuto chiudere proprio il 2 giugno. Fortunatamente, i numerosi prestiti sono stati prolungati e si potrà visitare la mostra fino al 31 agosto, ovviamente sempre su prenotazione.
Dunque, pian piano i musei stanno riprendendo la loro funzione, e le biblioteche?
Nonostante avrebbero dovuto aprire anche loro il 18 maggio, le Biblioteche di Roma hanno iniziato ad aprire solo dal 26, garantendo esclusivamente i servizi di prestito e restituzione dei libri. Si potrà andare in biblioteca, con tutte le accortezze sanitarie, solo il martedì e il giovedì dalle 10 alle 18 e il sabato dalle 10 alle 14, previo appuntamento, mentre gli altri giorni della settimana rimarranno chiuse. E per quanto riguarda le sale studio? Al momento non se ne parla proprio, la consultazione in sede e lo studio personale sono esclusi.
Stessa sorte per la rinomata Biblioteca Nazionale, a cui ai normali servizi di prestito si aggiunge il servizio di scansione libri: 3 richieste a settimana per utente, ciascuna di un massimo di 40 pagine, ad esclusione di quotidiani, giornali e periodici.
Per quanto riguarda le biblioteche universitarie, la Sapienza garantisce il prestito su appuntamento, insieme alla consultazione in sede, sempre su appuntamento, per un limite massimo di un’ora. Sono escluse le attività di studio su libri e appunti personali, ma, almeno, è possibile fare delle ricerche.
Le biblioteche di Roma Tre sono aperte esclusivamente per il prestito, da concordare con la sede di riferimento. Sono vietate tutte le altre attività.
Da aggiungere sono le numerose risorse online, pubblicizzate da tutte le biblioteche. Gli utenti delle Biblioteche di Roma possono richiedere i prestiti di e-book, mentre gli studenti universitari hanno accesso a numerosi libri, giornali e periodici sulla piattaforma MLOL.
Ma non è abbastanza. Le biblioteche non sono solo luoghi dove prendere in prestito dei libri, sono luoghi dove fare ricerche. Ricerche che è impossibile fare in queste condizioni, che impediscono agli studenti e ai ricercatori di andare avanti con il proprio lavoro. Non è pensabile prendere un appuntamento per un libro, tornare a casa, consultarlo e accorgersi che magari non serviva, oppure che ne servirebbero altri da consultare per integrarlo. Senza dimenticare il fatto che molti libri non si possono neanche prendere in prestito, per via del loro stato di conservazione o per il fatto che sono rari.
Per fare ricerche, serve lo studio in sede, la libera consultazione. Ma, come si potrebbe fare? La soluzione della Sapienza è un buon inizio: accessi contingentati, con un orario ben preciso. In questo modo si potrebbe dare la possibilità a tutti di eseguire brevi ricerche, magari prendere qualche appunto o fare delle scansioni delle pagine necessarie allo studio. L’accesso nella sala dovrebbe essere permesso previa misurazione della temperatura corporea e con l’utilizzo di guanti e mascherina, ovvero le norme che sono state stilate per tutti i negozi e i ristoranti. Perché non si potrebbe fare qualcosa di simile per le biblioteche?
I servizi bibliotecari sono necessari per molte persone, soprattutto per gli studenti che da ormai 3 mesi sono fermi con le loro ricerche e che dovranno rimandare la laurea finché non saranno ripristinate le condizioni normali di studio, che, ricordiamo, è un diritto.