Giosetta Fioroni e gli anni Sessanta

Giosetta Fioroni, classe 1932, è un’artista romana che vanta una lunga carriera. Alla nascita il suo destino sembrava già segnato: la madre, Francesca Barbanti, era una marionettista e il padre, Mario, uno scultore. Tra le mura domestiche Giosetta iniziò a disegnare e dipingere e coltivò questa passione dapprima al liceo artistico e poi all’Accademia di Belle Arti di Roma. L’esperienza accademica fu un punto cruciale, in quanto tra i suoi colleghi c’erano i futuri artisti della Scuola di Piazza del Popolo: Schifano, Festa e Angeli, guidati dal professore Toti Scialoja, iniziarono da qui il loro sodalizio artistico.

Gli anni Sessanta furono intensi per questi giovani ragazzi, intenti a sperimentare e a trovare la loro strada. Li si poteva trovare in Piazza del Popolo, al caffè Rosati, mentre chiacchieravano o prendevano un caffè, e poi poco più avanti alla galleria La Tartaruga di Plinio de Martiis, punto di riferimento per gli artisti emergenti. In questo ambiente la letteratura andava di pari passo con la pittura: i Novissimi, poi Gruppo ’63, partecipavano attivamente alla vita della galleria, contribuendo con i loro articoli ai cataloghi che venivano periodicamente pubblicati. Le parole di Arbasino, Eco, Balestrini e tanti altri raccontano le mostre della Tartaruga. Tra esse, figurano sia esposizioni collettive, come quella del 1963, 13 pittori a Roma, che è un po’ il manifesto di intenzioni della galleria; sia esposizioni personali, che potevano presentare al pubblico artisti già famosi, o artisti stranieri (da menzionare la prima mostra in Italia di Rauschenberg!), oppure lanciare giovani e talentuosi artisti. Tra di loro, c’era per l’appunto Giosetta Fioroni.

Negli anni Sessanta la Fioroni iniziò a produrre gli argenti. Si tratta di quadri dipinti con un colore industriale all’alluminio dalla tonalità argentea. Il processo di creazione era molto semplice: l’artista proiettava un’immagine sulla tela (tratta da fotografie, riviste, giornali), la ricalcava e poi andava a dipingere con il pennello. Questa caratteristica “artigianale” a parere della Fioroni stessa, l’ha sempre allontanata dagli artisti pop americani, soprattutto da Warhol che con le sue serigrafie si vantava di non toccare mai un pennello.

I soggetti principali degli argenti sono le donne, studiate in ogni forma e maniera, la loro bellezza, i loro sentimenti, la loro sensualità. Si tratta spesso di modelle o attrici, tra le quali si possono riconoscere Elsa Martinelli (in Liberty), Talitha Getty e Hedy Lamarr (in Estasi). Altri soggetti frequenti sono i bambini e ritratti di amici e conoscenti, tra i quali spiccano i ritratti di Goffredo Parise, compagno di vita della Fioroni.

Dopo aver esposto in alcune mostre romane, la Fioroni fece il suo debutto alla Biennale di Venezia del 1964, portando l’opera Il Silenzio, divisa in 4 pannelli rappresentanti la stessa ragazza che, con un dito davanti la bocca, invita al silenzio. I pannelli si differenziavano dalla diversa luce, trattata come se fosse un rullino fotografico, per cui nel primo pannello la ragazza era immersa nell’oscurità, mentre nell’ultimo era in piena luce. Questa opera testimonia la volontà narrativa della Fioroni, che era anche appassionata di cinema italiano e francese. Il Silenzio è andato perduto, ma ci sono i disegni preparatori e le fotografie che testimoniano il suo allestimento alla Biennale.

Ma gli argenti non sono solamente in argento: verso il 1965 l’artista iniziò a introdurre i colori blu, rosso, giallo, verde… Nello stesso periodo creò dei dipinti ispirati alle opere rinascimentali italiane, quali la Venere di Botticelli. Le cortigiane, ispirata all’omonima opera di Carpaccio, racchiude entrambe queste novità.

Giosetta Fioroni, però, non si è fermata alla pittura. Nel corso della sua lunga vita ha sperimentato molti campi dell’arte. Nel 1968 realizzò la Spia ottica, una performance in occasione del Teatro delle Mostre, un evento ideato da Plinio de Martiis per la sua galleria. Ogni giorno c’era una mostra diversa di un artista diverso e fu proprio la Fioroni a dare inizio alle danze. Nella Spia ottica c’era un’attrice che recitava la parte di una donna nella sua quotidianità, dentro la sua camera da letto. La stanza era chiusa, la si poteva vedere solo attraverso uno spioncino, in questo modo lo spettatore aveva l’impressione di commettere un atto sbagliato, di spiare una ragazza nel suo intimo, ma lei, ovviamente, sapeva benissimo di essere vista.

La performance fu un successo, ma la Fioroni si fermò qui e non ne ideò altre.

Passò tuttavia a un altro campo dell’arte: i teatrini. Iniziò a creare queste sculture ispirate alla madre e alle fiabe, raccontando alcune delle storie che più amava.

Negli anni Novanta, infine, si interessò alla ceramica e iniziò una proficua collaborazione con la Bottega Gatti di Faenza che continua tutt’oggi.

Attualmente Giosetta vive a Roma, dove continua a rilasciare interviste e a collaborare alle mostre che le vengono dedicate in tutta Italia e nel mondo.

Giosetta Fioroni, Le cortigiane, 1966
Giosetta Fioroni, Ragazza TV, 1964

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