Picasso: La sfida della ceramica

“Non ho mai fatto tentativi o esperimenti. Ogni volta che avevo qualcosa da dire, l’ho detto nel modo in cui sentivo di doverlo dire.”

— Picasso

Dal 1 novembre 2019 al 2 giugno 2020 è possibile visitare la mostra dedicata a Picasso al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza. L’esibizione temporanea fa parte del progetto Picasso Mèditerraneé ed è stata realizzata in collaborazione con il Museé National Picasso-Paris.

L’artista, conosciuto soprattutto per i suoi dipinti, è stato sempre un grande sperimentatore. Egli, partì da un’educazione accademica, rivoluzionando il mondo della pittura provando nuove prospettive e nuovi materiali. Lo stesso avvene con la ceramica, quando il suo carattere estremamente curioso lo portò a  sperimentare le varie forme espressive che il materiale gli offriva. Picasso iniziò ad avvicinarsi alla ceramica nel 1947, nel corso del suo soggiorno al Sud della Francia, per la precisione a Vallauris. Inizialmente, lavorò appassionatamente nell’atelier di Georges e Suzanne Ramié, per poi esporre le sue creazioni nel 1948 al Museo di Antibes. L’esposizione in sé non venne accolta con molto entusiasmo, ma spinse ogni artista che la visitò ad approcciarsi alla lavorazione della ceramica. Tuttavia, l’entusiasmo per il nuovo materiale scemò gradualmente, fino ad arrestarsi nel 1969.

La mostra di Faenza non poteva avere titolo più azzeccato, “sfida” è infatti il termine corretto per poter descrivere la produzione ceramica di Pablo Picasso che resta uniforme nonostante sia estremamente eterogenea. Nei 50 pezzi unici esposti non vi è un unico filo conduttore se non quello della sperimentazione, Picasso infatti alterna l’uso della monocromia all’utilizzo di colori sgargianti, dalla pittura a ingobbio al rivestimento smaltato, passa dalla bidimensionalità della pittura alla tridimensionalità della scultura (togliendo o aggiungendo materiale).

I materiali sono esposti per aree tematiche: soggetti femminili, satiri e fauni, tori, volatili. Per ogni sezione è presente un confronto con l’antico, dai vasi greci a quelli precolombiani. Queste influenze sono chiarissime nella produzione di Picasso, sia nelle forme che nell’uso dei colori. Il legame con l’antico è presente in quasi la totalità dei manufatti esposti e si esplicita soprattutto nell’uso di un colore rossiccio che imita il colore dell’impasto delle ceramiche o nell’utilizzo della vernice nera. Sicuramente l’artista è rimasto colpito dalle ceramiche precolombiane, la cui influenza è palese sia in un vaso decorato con visi di donna che nel gufo. Quest’ultimo presenta sia la forma morbida, i colori (rossiccio, nero e bianco) che una decorazione molto simile alle produzioni sudamericane. Una sezione è dedicata alle colombe, volatile ricorrente nelle opere dell’artista, fra cui è presente il piatto che Picasso donò al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza nel 1950 in occasione di una mostra per la ricostruzione delle collezioni del museo, danneggiate in seguito al bombardamento del maggio 1944.

Interessante è la scelta dei rivestimenti, dove prevale l’utilizzo dell’ingobbio (sottile strato di terracotta applicato sul manufatto cotto) , il quale diventa parte fondamentale della decorazione. Soprattutto nei piatti dove il motivo è sgraffiato sull’ingobbio, in modo da far emergere il colore dell’impasto; si viene a creare una bicromia primitiva, modernizzata dal disegno del maestro spagnolo.

Nonostante la natura estremamente curiosa e sperimentatrice, nella realizzazione di opere ceramiche Picasso predilige forme tradizionali, piatti e vasi che vengono “ammodernati” dal disegno.

In conclusione, la mostra è un’ottima occasione per conoscere opere meno rinomate di Picasso, ma soprattutto rivela l’animo del grande artista: curioso e poliedrico, sperimentatore e portatore di tradizione. La suddivisione per aree tematiche, pone in evidenza il carattere avanguardista del pittore spagnolo e mette il visitatore davanti all’eterogeneità della produzione picassiana.

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